I video sull'evoluzione che sono diventati verità epurando le obiezioni
Se si rovescia la domanda, si vede la risposta. Non è che la gente ami l'evoluzionismo: è che la storia che l'evoluzionismo racconta mette il cuore in pace.
Nella visione del mondo creazionista c'è sempre qualcuno che mi osserva. A differenza di altri dèi che esistono come energia nell'universo, il Creatore è un Dio personale che vede uno per uno i miei pensieri e le mie azioni, mi misura con il metro della morale e un giorno mi giudicherà. Sapere che c'è un occhio che mi guarda dall'alto carica l'uomo di un peso e di un senso di colpa primordiali.
Nella visione evoluzionista, invece, l'origine della vita è solo il prodotto di fredde leggi fisiche e del caso. Non c'è un occhio che osserva, non ci sono compiti morali da svolgere, né un giudizio finale. Dove scompare il sorvegliante resta un senso di leggerezza.
A questo si aggiunge un «senso di liberazione». L'uomo detesta istintivamente sentirsi controllato o in debito. Se si accetta il creazionismo, il padrone della mia vita non sono io ma Dio, e arriva un debito spirituale fatto di gratitudine e obbedienza.
Nell'evoluzionismo, invece, l'uomo è semplicemente un essere generato dalla natura. «Il padrone della mia vita sono io»: la libertà suprema. Questo messaggio sussurra, senza sensi di colpa e senza un sorvegliante fastidioso: «Siamo esseri liberi che si sono evoluti in una splendida storia naturale.» Alla fine la gente consuma le storie che la fanno stare tranquilla.
I produttori di video sanno esattamente che il pubblico cerca queste «storie comode». Per questo tolgono le obiezioni e lasciano solo una narrazione fluida. Il motivo per cui lo fanno in modo così rigoroso si spiega in sei punti.
Primo, il carico cognitivo. La memoria di lavoro umana ha poca capacità: man mano che si passa a «prova → obiezione → controbiezione → altra interpretazione», la testa si confonde e si spegne il video. «Prova → prova → conclusione» ha un carico basso e lo si guarda fino alla fine.
Secondo, l'effetto controproducente di un messaggio bilaterale fatto male. Se si confuta bene un'obiezione la persuasività sale, ma se la si cita soltanto senza ribatterla, l'effetto è controproducente. Perciò, se non si è sicuri, è più sicuro toglierla del tutto.
Terzo, le caratteristiche del mezzo. Nei video contano coinvolgimento e tempo di visione: se ci si infila un dibattito complicato, l'algoritmo ti penalizza. Sopravvive il «video semplice e liberatorio» più del «video preciso ma che fa venire il mal di testa».
Quarto, il bias di conferma. Lo spettatore clicca fin dall'inizio i video che confermano la sua visione del mondo. Non c'è motivo di inserire obiezioni scomode che lo facciano andare via.
Quinto, la psicologia dell'avaro cognitivo. Il cervello, per risparmiare energia, giudica in fretta con il minimo di informazioni. Con una voce autorevole e una grafica sgargiante pensa «allora è vero» e chiude lì.
Sesto, la spirale del silenzio. Se i media ripetono solo la «teoria ufficiale», lo spettatore si illude che «tutto il mondo ci crede», e le opinioni minoritarie perdono la parola.
La gente vuole storie che la facciano stare tranquilla, i produttori vendono quel desiderio e il mercato taglia le obiezioni. Se un video scorre liscio senza obiezioni, non è la prova che le obiezioni non esistono, ma la prova che quel video è stato fatto rigorosamente secondo la logica della «comodità» e del «denaro».
Gli evoluzionisti dicono che la scienza della creazione non è scienza. Non sarà che non è per mancanza di logica e di esperimenti, ma semplicemente perché non gli piace?
Leggi l’originale (coreano) →
Il Dio creatore sorveglia e giudica.
Nella visione del mondo creazionista c'è sempre qualcuno che mi osserva. A differenza di altri dèi che esistono come energia nell'universo, il Creatore è un Dio personale che vede uno per uno i miei pensieri e le mie azioni, mi misura con il metro della morale e un giorno mi giudicherà. Sapere che c'è un occhio che mi guarda dall'alto carica l'uomo di un peso e di un senso di colpa primordiali.
Nella visione evoluzionista, invece, l'origine della vita è solo il prodotto di fredde leggi fisiche e del caso. Non c'è un occhio che osserva, non ci sono compiti morali da svolgere, né un giudizio finale. Dove scompare il sorvegliante resta un senso di leggerezza.
A questo si aggiunge un «senso di liberazione». L'uomo detesta istintivamente sentirsi controllato o in debito. Se si accetta il creazionismo, il padrone della mia vita non sono io ma Dio, e arriva un debito spirituale fatto di gratitudine e obbedienza.
Nell'evoluzionismo, invece, l'uomo è semplicemente un essere generato dalla natura. «Il padrone della mia vita sono io»: la libertà suprema. Questo messaggio sussurra, senza sensi di colpa e senza un sorvegliante fastidioso: «Siamo esseri liberi che si sono evoluti in una splendida storia naturale.» Alla fine la gente consuma le storie che la fanno stare tranquilla.
I video sull'evoluzione a partito unico, senza obiezioni
I produttori di video sanno esattamente che il pubblico cerca queste «storie comode». Per questo tolgono le obiezioni e lasciano solo una narrazione fluida. Il motivo per cui lo fanno in modo così rigoroso si spiega in sei punti.
Primo, il carico cognitivo. La memoria di lavoro umana ha poca capacità: man mano che si passa a «prova → obiezione → controbiezione → altra interpretazione», la testa si confonde e si spegne il video. «Prova → prova → conclusione» ha un carico basso e lo si guarda fino alla fine.
Secondo, l'effetto controproducente di un messaggio bilaterale fatto male. Se si confuta bene un'obiezione la persuasività sale, ma se la si cita soltanto senza ribatterla, l'effetto è controproducente. Perciò, se non si è sicuri, è più sicuro toglierla del tutto.
Terzo, le caratteristiche del mezzo. Nei video contano coinvolgimento e tempo di visione: se ci si infila un dibattito complicato, l'algoritmo ti penalizza. Sopravvive il «video semplice e liberatorio» più del «video preciso ma che fa venire il mal di testa».
Quarto, il bias di conferma. Lo spettatore clicca fin dall'inizio i video che confermano la sua visione del mondo. Non c'è motivo di inserire obiezioni scomode che lo facciano andare via.
Quinto, la psicologia dell'avaro cognitivo. Il cervello, per risparmiare energia, giudica in fretta con il minimo di informazioni. Con una voce autorevole e una grafica sgargiante pensa «allora è vero» e chiude lì.
Sesto, la spirale del silenzio. Se i media ripetono solo la «teoria ufficiale», lo spettatore si illude che «tutto il mondo ci crede», e le opinioni minoritarie perdono la parola.
Conclusione : l'evoluzionismo che ha epurato il Dio creatore
La gente vuole storie che la facciano stare tranquilla, i produttori vendono quel desiderio e il mercato taglia le obiezioni. Se un video scorre liscio senza obiezioni, non è la prova che le obiezioni non esistono, ma la prova che quel video è stato fatto rigorosamente secondo la logica della «comodità» e del «denaro».
Gli evoluzionisti dicono che la scienza della creazione non è scienza. Non sarà che non è per mancanza di logica e di esperimenti, ma semplicemente perché non gli piace?