I genitori, dopo la morte, diventano spiriti degli antenati?
Molti chiedono di dimostrare l'esistenza di Dio, ma non ho mai visto nessuno chiedere di dimostrare l'esistenza degli spiriti degli antenati. Dio è religione, quindi lo si può mettere in discussione; gli antenati sono pietà filiale, e nel momento in cui li si mette in discussione si diventa figli ingrati.
Genitori che in vita non riuscivano a guarire nemmeno una propria malattia né a decidere il futuro dei figli, nel momento in cui esalano l'ultimo respiro diventerebbero esseri che dispongono a piacimento del lavoro, del matrimonio, della salute e dei beni dei discendenti?
Morire significa perdere il corpo, la parola e le mani. Se, dopo aver perso tutto, si acquistasse addirittura un potere più grande, la prova deve fornirla chi ci crede.
Se gli antenati defunti decidessero il destino dei discendenti, basterebbe che ci dicessero un numero del lotto. Non sanno indicare nemmeno un titolo azionario giusto, e come farebbero a concedere la fortuna economica?
Anche i popoli che non celebrano mai riti per gli antenati diventano ricchi, vivono a lungo e crescono bene i figli. E le malattie non evitano le famiglie che imbandiscono altari sontuosi.
Basta risalire di dieci generazioni e i posti degli antenati superano il migliaio. Se gli antenati di famiglie diverse – paterni e materni, fino ai consuoceri dei consuoceri – concedessero ciascuno benedizioni e mandassero sventure allo stesso discendente, la volontà di chi vincerebbe?
I fratelli diventano nemici per l'eredità lasciata dai genitori, e poi il giorno del rito si riuniscono tutti insieme a celebrare i benefici ricevuti dai genitori.
Quando si affidano i soldi si valuta la banca, quando si sceglie un medico se ne verifica la competenza, e perfino per comprare un oggetto si spulciano le recensioni. Eppure, celebrando riti che provocano perfino divorzi e litigi, non si chiede nulla e ci si inchina subito.
Non chiedete ai genitori morti poteri che non hanno. Hanno già vissuto abbastanza fatiche quando erano vivi.
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Genitori che in vita non riuscivano a guarire nemmeno una propria malattia né a decidere il futuro dei figli, nel momento in cui esalano l'ultimo respiro diventerebbero esseri che dispongono a piacimento del lavoro, del matrimonio, della salute e dei beni dei discendenti?
Morire significa perdere il corpo, la parola e le mani. Se, dopo aver perso tutto, si acquistasse addirittura un potere più grande, la prova deve fornirla chi ci crede.
Non tormentate i morti che non hanno poteri
Se gli antenati defunti decidessero il destino dei discendenti, basterebbe che ci dicessero un numero del lotto. Non sanno indicare nemmeno un titolo azionario giusto, e come farebbero a concedere la fortuna economica?
Anche i popoli che non celebrano mai riti per gli antenati diventano ricchi, vivono a lungo e crescono bene i figli. E le malattie non evitano le famiglie che imbandiscono altari sontuosi.
Basta risalire di dieci generazioni e i posti degli antenati superano il migliaio. Se gli antenati di famiglie diverse – paterni e materni, fino ai consuoceri dei consuoceri – concedessero ciascuno benedizioni e mandassero sventure allo stesso discendente, la volontà di chi vincerebbe?
Conclusione: una curiosa usanza
I fratelli diventano nemici per l'eredità lasciata dai genitori, e poi il giorno del rito si riuniscono tutti insieme a celebrare i benefici ricevuti dai genitori.
Quando si affidano i soldi si valuta la banca, quando si sceglie un medico se ne verifica la competenza, e perfino per comprare un oggetto si spulciano le recensioni. Eppure, celebrando riti che provocano perfino divorzi e litigi, non si chiede nulla e ci si inchina subito.
Non chiedete ai genitori morti poteri che non hanno. Hanno già vissuto abbastanza fatiche quando erano vivi.